Un itinerario in prima classe alla scoperta della magia del Giappone

In Giappone non si arriva mai davvero se non si accetta di perdersi tra le sue contraddizioni. È un Paese che ti obbliga a cambiare pelle ogni poche ore: un momento sei un puntino insignificante sulla cima di un grattacielo che sfida le nuvole e quello dopo ti ritrovi seduto su un tatami, in un silenzio così denso da poterlo quasi toccare. Questo non è un semplice viaggio, è una spedizione dentro un’estetica che per noi è aliena, dove la perfezione non è un obiettivo, ma un’abitudine quotidiana che passa per il taglio di una lama o il modo in cui il vapore sale da una vasca termale. Scopriamo insieme il Giappone a bordo di un tour firmato Guiness Travel, tour operator specializzato in viaggi organizzati con accompagnatore dall’Italia.

Osaka

Il Giappone Luxury comincia da Osaka, e il battesimo non potrebbe essere più autentico di così. Dimenticate le atmosfere rarefatte; qui si parte dal sapore del grasso marmorizzato della carne Wagyu. Sedersi davanti a una piastra teppanyaki è assistere a un duello di precisione: lo chef non sta solo cucinando, sta sezionando la materia con movimenti che ricordano la calligrafia. Il primo morso è una rivelazione, una consistenza che non ha nulla a che fare con la carne a cui siamo abituati. Ma Osaka è anche una città che si sviluppa per verticale. Se dall’osservatorio dell’Umeda Sky Building guardi il mondo dall’alto di un ponte sospeso tra due torri, è scendendo sotto terra che scopri il suo vero segreto. Il centro commerciale sotterraneo nel distretto di Kita è un organismo labirintico dove milioni di persone si muovono ogni giorno lontano dalla luce del sole, tra uffici e banche. È qui che capisci la logica giapponese dello spazio: se non puoi espanderti, scava. E dopo aver appreso i rudimenti della cucina locale in una cooking class tra i fumi delle piastre del Kansai, la strada punta verso est.

Kyoto

Il passaggio a Kyoto avviene al tramonto, quando il quartiere di Gion inizia a trasformarsi. Le strade strette e le case basse in legno di Pontocho sono fatte per nascondere e alludere. Se sei fortunato e scorgi il fruscio di un kimono di seta che scompare dietro una porta scorrevole, sei testimone di una traduzione che resiste nel tempo. Qui, la degustazione del Sakè non è un aperitivo, è una lezione sulla purezza dell’acqua e del riso, il preludio perfetto a una cena sukiyaki consumata mentre la notte avvolge i vicoli. Il giorno dopo è dedicato alla sostanza spirituale della città. Salire al Tempio Kiyomizu significa camminare tra i pellegrini che cercano la sorgente sacra, ma è nella cerimonia del tè in una residenza esclusiva che il tempo si ferma davvero. Ogni gesto – il modo in cui l’acqua viene versata, la rotazione della tazza – è parte di un codice millenario volto a creare un momento di assoluta presenza. Poi, nel pomeriggio, il contrasto cromatico: i migliaia di torii arancioni del Fushimi Inari, un tunnel di legno che si arrampica sulla collina, un labirinto sacro dove il rumore dei tuoi passi è l’unica bussola. Il terzo giorno a Kyoto è un esercizio di estetica Zen. La foresta di bamboo di Arashiyama ti chiude il cielo sopra la testa; è un luogo acustico, dove il suono delle canne che sbattono tra loro è stato inserito tra i cento suoni da proteggere in Giappone. Dal Padiglione Dorato (Kinkakuji), che brilla di una luce quasi violenta riflessa nello stagno, si passa alla spoglia perfezione del Ryoanji. Qui, quindici pietre sono disposte su un letto di ghiaia rastrellata in modo che, da qualunque angolazione le si guardi, non se ne vedano mai più di quattordici. È la rappresentazione fisica dell’incompletezza umana.

Hakone

Lasciato il legno di Kyoto, lo Shinkansen in prima classe ti proietta verso Mishima con una silenziosità che mette quasi a disagio. Si sale verso Hakone, dove la natura torna a essere primordiale. Navigare sul Lago Ashi significa cercare con lo sguardo la sagoma perfetta del Monte Fuji, che appare e scompare tra le nuvole come un’apparizione sacra. Ma l’anima di questa tappa è il Ryokan. Spogliarsi dei vestiti occidentali per indossare lo yukata e immergersi nelle acque termali (onsen) sotto le stelle è il rito di purificazione definitivo. La cena che segue è una danza di piccoli piatti che celebrano il territorio: radici, pesci di fiume, verdure di montagna. Dormire sul futon steso sul tatami, con l’odore tipico della paglia di riso, è il modo più coinvolgente per sentirsi parte del paese in un viaggio in Giappone.

Tokyo

L’ingresso a Tokyo è uno shock sensoriale, mitigato però dalla visita ad Asakusa. Al tempio Senso-ji, l’odore dell’incenso bruciato per purificare i fedeli si mescola alla vivacità del mercato di souvenir. Ma è nei quartieri di Yanaka e Nezu che scopri la Tokyo che non ha voluto cambiare: strade strette, botteghe di artigiani che lavorano la carta e templi di quartiere dove la vita scorre lenta, immune ai neon di Shinjuku. Il viaggio prosegue tra i contrasti della metropoli “di lusso”. Dalla solennità del Santuario Meiji, immerso in un bosco artificiale di 100.000 alberi nel cuore della città, si passa alla frenesia di Shibuya, l’incrocio dove migliaia di persone si muovono contemporaneamente senza mai sfiorarsi. Passeggiare su Omotesando è come sfogliare una rivista di architettura d’avanguardia, fino ad arrivare alla baia di Odaiba, dove il Rainbow Bridge disegna un orizzonte di luce che sembra uscito da un film di fantascienza.

Nikko

L’ultima grande tappa è Nikko, un luogo dove la natura e l’uomo hanno deciso di esagerare. Il Santuario di Toshogu è l’esatto opposto della sobrietà Zen incontrata a Kyoto: è un’esplosione di lamine d’oro, sculture intricate (tra cui le famose tre scimmie “non vedo, non sento, non parlo”) e colori vibranti. È il mausoleo della potenza della dinastia Tokugawa. Ma Nikko è anche la forza delle cascate Kegon, dove l’acqua del lago Chuzen-ji precipita per quasi cento metri in un canyon profondo, ricordandoci che, nonostante l’oro degli imperatori, è sempre la terra ad avere l’ultima parola. Si rientra verso l’Italia nel silenzio della Business Class, portando con sé la sensazione che una parte di noi sia rimasta ferma tra i vicoli di Yanaka o immersa nelle acque di Hakone.

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